La ricetta della felicità applicata al posto di lavoro

Un interessante articolo di The Atlantic cerca di rispondere alla domanda Come mai molte persone in gamba sono infelici? e indica tre pilastri su cui fondare la propria felicità (una sintesi della Piramide dei bisogni di Maslow, se vogliamo):

  • avere relazioni sociali ricche di significato
  • far bene le cose
  • poter prendere liberamente decisioni

A ben vedere questi tre pilastri possono essere applicati anche al posto di lavoro, alla azienda o al modo di lavorare e gestire il proprio team.

Avere relazioni sociali ricche di significato

Un ambiente di lavoro chiuso su sé stesso (“chino sul fatturato” direbbe il Milanese imbruttito) non permette di accorgersi di ciò che succede intorno. Un luogo di lavoro in cui chi arriva non porta novità, diversità e critiche ma è spinto ad allinearsi alle metodologie in uso, perde l’occasione di mettersi alla prova. La frase “abbiamo fatto sempre così” è un freno in un mondo competitivo.

Lo scambio di informazioni è ovviamente solo una parte delle relazioni sociali: i pranzi tra i colleghi nei quali si parla incessantemente di lavoro non permettono di staccare mai la spina, uscire dall’ufficio anche mentalmente e aggiungere qualcosa di nuovo al modo di vedere di ciascuno.

Per noi che lavoriamo nel digital e cerchiamo di non trascurare la coda lungain ciò che facciamo ogni piccola sfumatura può essere utile e arrivare dalla direzione più inaspettata.

Far bene le cose

Far bene le cose significa anche essere messi in grado di far bene le cose: avere gli strumenti adatti, le informazioni di prima mano, le idee chiare su ciò che si vuole ottenere ecc. ecc. L’elenco sarebbe lunghissimo. Spesso ci sono ambienti nei quali il piccolo potere di qualcuno si esprime intralciando l’esecuzione di progetti (come racconta efficacemente in questa intervista Diego Piacentini) oppure dove la competenza non viene resa autonoma. E qui arriviamo diretti al terzo pilastro.

Poter prendere liberamente decisioni

Non esiste peggior manager di quello incapace di delegare. Eisenhower nella sua matrice ne fa un punto importante nella gestione del lavoro. Purtroppo il micro-management e l’incapacità di delegare sono due pessime e diffuse abitudini. Spesso si delega solo a parole senza essere capaci di passare totalmente la mano. Eppure non è così difficile: se chi delega è in grado di fare meglio qualcosa rispetto al delegato allora dovrebbe insegnare come fare bene le cose; se colui a cui le cose sono delegate è in grado di farle meglio di chi delega allora quest’ultimo dovrebbe fare un passo indietro e stare nell’ombra. Ma di questo forse parlerò in un altro post.

Luigi Serra
Libero Professionista – Digital Marketing & Communication, Digital Transformation
Come Digital Marketer integro tutti gli strumenti per guidare le aziende nei progetti di Digital Transformation. Competenze orizzontali, visione strategica e project management sono alcuni dei miei punti di forza.


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